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martedì 30 agosto 2016

Ho diverse volte espresso la mia opinione nella discussione che vede la dieta vegetariana ecologicamente più attenta al pianeta rispetto a quella  carnivora. Di seguito riassumo le mie considerazioni a riguardo:
Da un punto di vista logico, il ragionamento dei vegetariani sembrerebbe inequivocabilmente corretto, ovvero il processo secondo il quale utilizziamo i vegetali per nutrire gli animali e gli animali per nutrire gli umani e' un processo inefficiente. Se gli umani si alimentassero direttamente dei vegetali che invece destinano agli allevamenti animali, potremmo nutrire, sempre secondo i vegetariani, una quantita' piu' grande di esseri umani e addirittura sconfiggere la fame del mondo. 
Purtroppo, come spesso accade quando si tratta di questioni alimentari, le cose sono un po' piu' complicate di cosi'. Per arrivare ad un'affermazione che abbia, non dico valore scientifico ma quantomeno di onesta' intellettuale, e' necessario allargare l'analisi ad una serie di altri fattori. 
La posizione dei vegetariani si basa infatti unicamente su un criterio, quello della conversione alimentare. Vediamo cosa significa. Per produrre un chilo di carne bovina servono circa 6kg. di mangimi vegetali e circa 15mila litri di acqua. Per produrre un chilo di carne di maiale servono 1.5kg. di mangimi vegetali e circa 6mila litri di acqua. Per produrre un chilo di carne di pollo servono mezzo chilo di mangimi vegetali e circa 4mila litri di acqua. 
A leggere questi dati sembrerebbe inutile qualsiasi commento sulla posizione dei vegetariani. Affinche' questa analisi sia completa e' necessario pero' integrarla con prendendo in considerazione un altro principio cardine, quello dell'equivalenza calorica. Se dovessimo infatti sostituire al chilo di carne bovina un chilo di vegetali, non potremmo ignorare che dal punto di vista calorico stiamo sostitutendo le 2300 calorie fornite dal chilo di carne bovina con circa 350 calorie del chilo di vegetali. Per correttezza bisognerebbe quindi moltiplicare le risorse utilizzate per la coltivazione di quei vegetali per un fattore di moltiplicazione che puo' arrivare anche a 7 nel caso di vegetali a basso contenuto calorico come ad esempio i broccoli; dovremmo cioe' sostituire il chilo di carne con 7 kg di broccoli per avere lo stesso nutrimento. 
Ricalcolando le tabelle alimentari tenendo conto dei fattori di conversione calorica si possono avere delle sorprese e si potrebbe per esempio scoprire addirittura che il maiale o il pollo possono essere una scelta migliore dei broccoli dal punto del consumo delle risorse naturali.
La carne bovina è invece sempre più costosa in termini climatici, principalmente a causa dell'inquinamento causato dal metano. I ruminanti, infatti, hanno uno stomaco che digerisce le piante per mezzo della fermentazione. Un sottoprodotto della fermentazione è il metano, un gas serra che genera calore fino a venti volte più del carbone. Una produzione annua di metano prodotto da una mucca è di circa 100 chilogrammi ed è equivalente alle emissioni generate da una macchina che consumi 235 litri di benzina.
Anche dal punto di vista della non-violenza occorre prendere in considerazione un aspetto che molti vegetariani trovano inaccettabile, vale a dire che l’agricoltura è un'attivita' che uccide gli animali, seppur con obiettivi diversi da quelli degli allevamenti. Nell'africoltura, infatti, miliardi di animali ogni anno vengono sterminati in via preventiva per proteggere i raccolti. Un ratto, a titolo d’esempio, avvelenato perché è una minaccia per i produttori di grano, conta meno del maiale allevato e macellato con attenzione?
In conclusione, possiamo dire che nell'affrontare un argomento come quello dell'alimentazione sarebbe sempre opportuno prendere in considerazione tutti i fattori che intervengono in una scelta e non soltanto alcuni. Alcuni aspetti sono certamente evidenti e incontrovertibili: mangiare fagioli è sicuramente meglio che mangiare carne di manzo, cosi' come guidare una machcina elettrica è meglio che guidare una porsche. Ma entrambe queste scelte sarebbero comunque peggiori, in teoria, di quella di chi sceglie di non avere figli in quanto quest'ultima scelta minimizza di fatto ancora di piu' l'impatto ecologico della vita umana sulla terra. Rispetto a quest'ultimo aspetto, quindi, sono coloro senza figli, non i vegetariani, ad avere maggiori probabilità di salvare il pianeta. Potremmo continuare con ipotesi sempre piu' estreme, ma sarebbe inutile. La realta' e' che bisogna semplicemente riconoscere che la sopravvivenza umana implica un tributo in termini di impatto sul mondo. Il nostro dovere di essere umani non è di ridurre al minimo le emissioni di carbonio a discapito di tutte le altre considerazioni, ma tentare di essere in equlibrio tra infinite forze che interagiscono tra loro.

giovedì 9 settembre 2010

Sul vegetarianismo e sul buon senso

Da ormai diversi anni ho scelto di adottare una dieta principalmente vegetariana. Dico principalmente” perche’ sono abbastanza lontano dal prototipo del vetegariano comunemente immaginato. Quindi niente capelli lunghi, ne’ orecchini, ne’ abbigliamento da yogi o guru indiano, ne’ sguardo mistico perso nel vuoto, tanto per citare solo alcuni dei luoghi comuni che circondano i vegetariani. Sono un uomo d’affari, un dirigente d’azienda, spesso in viaggio per lavoro e quindi spesso costretto ad alimentarsi nelle tarde ore della notte in alberghi non sempre proni ad offrire “alternative vegetariane”. Ho per un periodo della mia vita cercato di adottare una scelta piu’ radicale, finendo, se ricordo bene, con un livello di colesterolo intorno a 300mg, per via dei formaggi che praticamente ogni hotel mi propinava come unica scelta “non carnivora” dopo le 22:00. Eppure, ahime’, da quando ho adottato questa scelta, ho sempre avuto molta piu’ difficolta’ a “sopportare” le derive estremiste e talvolta deliranti dei miei “colleghi” piuttosto che le teorie, a mio avviso errate, ma pur sempre rispettabili di chi non condivide la mia scelta. Ed e’ sempre stato da altri vegetariani “piu’ puristi” di me che ho dovuto subire le inquisizioni piu’ rigide e le lezioni di moralismo piu’ taglienti in merito alla mia presunta incoerenza; insomma, non mangi carne e pesce, ma perche’ le uova, e perche’ il latte e perche’ i formaggi, e poi il caglio e poi…che due palle! Scrivo articoli di alimentazione che propongo saltuariamente ad alcuni siti dedicati alla nutrizione, non solamente vegetariana. Eppure l’attacco piu’ violento mi e’ stato sferrato da un sito di nutrizione vegana in risposta ad un mio articolo che, nel parlare dei grassi saturi, elevava il burro ad un livello qualitativo, dal punto di vista nutrizionale, migliore degli olii vegetali idrogenati. Un ragionamento che, credo e spero, nessun esperto di nutrizione avrebbe problemi a condividere ma che e’ invece apparso addirittura “assurdo” a chi considera la mungitura delle vacche un atto “indegno”. Alleluia! Ma perche’ essere vegetariano significa necessariamente diventare isterici e autoreferenziali? Sono fermamente convinto che sia la presunzione che la nostra scelta sia eticamente e moralmente migliore a rendere il vegetarianismo ancora un concetto poco comprensibile e, sopratutto, antipatico a molti. Io ripudio la teoria secondo la quale il nostro comportamento sia migliore di tanti altri, perché io stesso, prima ancora di essere vegetariano, ho mangiato animali, eppure non ho mai pensato per questo di essere un reietto. Il vegetarianismo e’ una scelta difficile, che richiede tempo, maturazione, impegno, dedizione ed anche risorse economiche. Provate un po’ ad alimentare una famiglia di 5 persone a fettine di tofu biologico, spezzatino di soia organica o bistecche di seitan; provate a sostituire latte e biscotti con latte di soia biologico, gallette senza grassi aggiunti e succo puro di uva e melograna senza conservanti: probabilmente una famiglia “normale” non arriverebbe alla seconda settimana del mese. Due volte su tre, quando pago il conto del mio shopping vegan-biologico al negozietto di fiducia, sono costretto a pagare con carta di credito perche’ il contante che ho a disposizione non mi e’ sufficiente. Allora una scelta etica si’, ma forse anche una sega mentale per ricchi, mi dico provocatoriamente. Quanta terra e quanta acqua sono serviti per produrre la mia rachitica carota biologica? Non me ne vogliano i miei amici vegetariani. Le mie sono “autoprovocazioni”, o, se volete, ragionamenti ad alta voce che mi aiutano a mantenere un giusto livello di umilta’ ed evitare derive autoreferenziali. Oggi mi definisco un “vegetariano di buon senso”, convinto delle mie scelte ma rispettoso di quelle altrui, consapevole dei principi che giustificano la mia scelta, ma senza dogmatismi, sempre pronto a riflettere sulle critiche e sulle posizioni diverse e, sopratutto, innamorato delle mie incoerenze e delle mie incertezze. Per questo auspico sempre un maggiore sforzo da parte di noi vegetariani ad abbandonare ambizioni di proselitismo a favore di comportamenti di buon senso, fondati sull’equilibrio e sul rispetto, per fare in modo che le nostre scelte vengato capite anziche’ imposte.